Bubbio

AutoriTigrino, Vittorio, and Luca Giana
Anno Compilazione2003
Anno RevisioneIn aggiornamento
Provincia
Asti.
Area storica
Monferrato.
Abitanti
936, dati Istat 1991.
Estensione
1570 ha.
Confini
Confina a nord con Canelli (AT) e Cassinasco (AT), a est con Sessame (AT) e Monastero (AT), a sud con Roccaverano (AT) e a ovest con Loazzolo (AT).
Frazioni
Beccone (Giarone) 235 ab., e case sparse 317 ab. (dati Istat 1991).
Toponimo storico
Bublio (1047: Placiti Regnim italicae, vol.III, doc.375, p. 156).
Diocesi
Acqui.
Pieve
Non ci sono attestazioni. Bubbio risulta prevostura nel XIII secolo (1237): Monumenta Aquesana, doc. 53, coll.489 sg.
Altre Presenze Ecclesiastiche
Nella relazione parrocchiale del 1728, compilata dal sacerdote Bartolomeo Galvagno, si indica il 1559 come data di fondazione della chiesa parrocchiale. L’informazione proviene da un libro di memorie, oggi perduto, del sacerdote Antonio Scarampi (vescovo di Lodi e “signore all’ora di questo luogo”), citato da Galvagno (AVA, Parrocchie, Bubbio, f. 3, c. 1). La prima attestazione della parrocchia risale al 1577, anno della visita apostolica di Mons. Ragazzoni (ADA,Visite pastorali, 1577, Relazione del Visitatore apostolico Mons. Ragazzoni alla Diocesi di Acqui. Scat. 1, cart. 3, fasc. 2. ). In questa occasione viene censita la chiesa Parrocchiale di S. Maria, l’altare del Rosario, patronato dell’omonima compagnia, e l’oratorio dei disciplinanti.
Alla fine del XVIII secolo (ADA, Visite pastorali, 1784 – 1787, Visite pastorali del Vescovo Buronzo, scat. 7, fasc. 1 bis e fasc. 2), sono visitati, oltre alla chiesa parrocchiale dell’Assunzione della Beatissima Vergine, gli altari Maggiore, del S. Rosario, del Suffragio, di S. Carlo, di S. Antonio, di S. Rocco e di S. Evasio. Sono visitati l’Oratorio della S. S. Annunziata e la chiesa di S. Giuseppe (o della Madonna dei sette Dolori). Le chiese campestri censite sono quelle di S. Rocco, di S. Evasio, di S. Giovanni Battista, della Beatissima Vergine delle Grazie, dello Spirito Santo e di S. Benedetto. La chiesa di S. Benedetto ha tre altari: quello di S. Benedetto, di S. Lucia, di S. Francesco.
Luoghi Scomparsi
Nessuna notizia.
Comunità, origine, funzionamento
Un documento del 1300 nomina gli uomini della “villa” di Bubbio (Bublensi) e parla della regolazione del loro insediamento e dei fossi intorno al luogo, rispetto agli ordini del signore locale (si fa anche riferimento a contrade e cortili della villa). La pergamena è una copia di notaio imperiale da un altro notaio “di oltreBormida”. Nella stessa pergamena, altro documento fa riferimento alle regole di acquisto e vendita dei terreni dei signori del luogo, e all’obbligo degli acquirenti di fare il fossato (cfr. Vergano, “Tra castelli e torri della provincia di Asti”, 1962).
Statuti
Gli statuti originali della comunità di Bubbio sono conservati in Biblioteca Reale di Torino, St.Patria 400 (anni 1464-89, ms. del XV s.). Ne esistono secondo il Fontana copie a stampa del 1622 e 1684. Copia in AST, Corte, Monferrato, Provincia di Acqui, m.6: “Statuti della Communità di Bubbio formato nel tempo del Marchese Guglielmo di Monf.o. 1464”.
La comunità chiede conferma di statuti e privilegi al Marchese del Monferrato (cfr. AST, paesi per A e B, B-, m.8: Relaxione della Supplica Sporta dalla Comunità di Bubbio per ottener la Confirmazione de' suoi Privilegj, e Statuti con varie memorie, e lettere riguardanti tal fatto. 25. Aprile 1595.
Ulteriore “conferma” in AST, Corte, Monferrato, Feudi per A e B, m.8: “Relazione del Senatore Antonio Gobio sul Ricorso della Comunità, e Uomini di Bubbio per ottenere la Confermazione delli loro Statuti, e Sentenze. 8. Agosto 1682”. Cfr. anche Piero Viarengo, “Ricerche storico giuridiche sugli statuti di Bubbio”, tesi in storia del diritto, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Torino, relatore Ada Maria Benedetto, a.a. 1979-80.

 
Catasti

Da una indagine del 1782 sullo stato delle misurazioni territoriali e dei catasti delle comunità dell’Alto Monferrato, Bubbio risulta tre le comunità in possesso di catasti disordinati o mutili, e di cui si ignora la data di compilazione, invitate quindi a provvedere ad una nuova misura per la perequazione del Monferrato (cfr. AST, Materie economiche per categorie / Perequazione Monferrato / m.1 non inv. ), anche se una relazione contemporanea segnala invece le date di stesura dei catasti – 1711 e 1713 (AST, Camerale, II archiviazione, capo 26, m.18).

     In AST, II archiviazione, capo 26, m.16, una supplica (1787) attribuita alla “comunità di Bubbio e popolazione del Monastero nell’Alto Monferrato” (ma opera di un particolare del luogo), in cui si ritiene non necessaria una nuova, onerosa misura dei territori (come probabilmente richiesto dall’Intendente). Catasto e misure sarebbero infatti recenti ed ordinati (per Bubbio si parla di un catasto “nuovo” del 1713 e un libro di trasporti sempre aggiornato), e le comunità non hannno fondi per effettuare una nuova misura: i redditi, “depurati da pesi”, non andrebbero oltre le 700 lire per Bubbio; i territori sarebbero sterili, con frutti sufficenti ad appena la metà della popolazione (per Bubbio 3050 giornate totali, di cui quasi tutte gerbido, valloni, strade e prati, e comunque infruttuose; 700 con viti in montagna; 100 di castagneto; i prodotti sarebbero pochi, un po’ di grano e meliga e 1500 brente di vino, con territorio sempre danegggiato da corrosioni). La supplica è smentita da una lettera del segretario della comunità, Borgno, del giugno 1787. La misura del 1713 sarebbe stata fatta malissimo, sulla base di dati vecchi di due secoli e non su una nuova campagna di misurazione, oltrettutto apposta “per non far pagare chi poteva e caricare ingiustamente altri”. Proprio per questo motivo alcuni “brigano” per non fare un nuovo catasto, e anche su ricavi di frutti del territorio i dati della supplica andrebbero almeno raddoppiati (si parla di 4000 brente vino e molto più grano). Il tentativo disonesto sarebbe del consigliere Gamba di Bubbio, che “briga e va a fare richieste come da suo costume” a ministri nella capitale Torino.
     Sempre su sua iniziativa sarebbe stata promossa una richiesta per fare una strada da Bubbio a Canelli, solo per odio del Gamba verso la marchesa Della Rovere, feudataria di Monastero, luogo di origine del Gamba. La strada toglierebbe “l’incaminamento al molino della sig.a Marchesa”. Con altra lettera il segretario Borgno segnala che il catasto (di fogli 330) di Bubbio, fu fatto da un misuratore di Loazzolo nel 1713, ma la misera parcella fa chiaramente capire che questi possa solo aver copiato dalla misura generale del 1678, che a sua volta utilizzerebbe precedenti misure del 1630 e 1611, tutte fatte a seguito di misure generali (“lo che pare incredibile, e prova l’erroneità di detti libri”). Il segretario parla inoltre di vari registri di trasporto confusi e mal fatti e di dati inattendibili, fino all’ultimo del 1772, rifatto con difficoltà e poche informazioni. I nomi censiti sarebbero poi di persone “assenti” (o decedute) da molto tempo, ed anche i cognomi sarebbero scomparsi, tanto che – aggiunge - “bisogna ricorrere alla tradizione per sapere chi debba pagare un dato registro”.
     In ASAt, mappe e catasti, catasti di Bubbio a partire dal 1850. In ACB, s.II, catasto dal 1889.

Ordinati
In AST, Corte, Paesi per A e B, B-, m.49: “Ordinati delle comunità componenti il mandamento di Bubbio, per ottenere che questo venga elevato alla terza classe, o almeno conservato nel grado attuale 1845”.
Feudo
Fa parte dei domini aleramici. I Carretto cedono al comune di Asti tutti i loro possedimenti in Bubbio nel consegnamento feudale dei castelli fatto da Asti ad Oddone II e dal figlio Manfredino nel 1313 (ma non né compresa in una infeudazione analoga, precedente di un secolo, del 1209). Nel febbraio del 1337 (forse dopo una concessione ai Saluzzo di qualche anno precedente), Manfredo IV del Carretto vende i diritti su Bubbio ai fratelli Scarampi, “cives Astienses”, che ne rimangono i feudatari fino all’età moderna (ne ricevono le investiture dal marchese del Monferrato), attraverso vari rami, passando ai Crivelli-Scarampi (indicati anche semplicemente come Scarampi in seguito all’adozione all’interno di un ramo di un Crivelli). In AST, Corte, Monferrato, feudi per A e B, m.8, la cessione dei diritti dgli Scarampi di Canelli ai Savoia (“Lettera del Marchese di Canelli diretta a S.A.R., colla quale le cede Bubbio, e Cassinasco in Monferrato, e Montechiaro Scarampo, con le porzioni di Vinchio, e Belvedere, Terre Imperiali. 2. 8bre 1686”. Agli Scarampi si aggiungono i Valperga. Dalla famiglia Cacherano Crivelli Scarampi Provano è alienato nel 1783 al conte Galvagno. Tra ‘700 e ‘800 sono feudatari di Bubbio le famiglie Galvagno e Bino.
Secondo Guasco di Bisio, sotto i marchesi del Carretto lo tengono i signori di Bubbio. Nel 1230 i del Carretto lo cedono all’ordine gerosolomitano, che lo vendono ai Biandrate, e sarebbe ceduto da loro ai Semplici, signori di Calamandrana (in subfeudo a un Savio, che presta omaggio nel 1305 al vescovo di Acqui). Passa poi nel 1320 ai marchesi del Monferrato, che lo infeudano agli Scarampi.
Mutamenti di distrettuazione
Appartenne alle terre del marchesato, poi ducato del Monferrato; all’interno di questo era classificata, pur senz alcun preciso contenuto amministrativo, nelle terre e castelli “oltre il Tanaro”, gravitanti sulla città di Acqui e Casale. Dopo l’annessione ai Savoia del 1708 entrò a far parte della provincia di Acqui (Alto Monferrato). In epoca napoleonica è aggregato al cantone di S. Stefano Belbo. Rientrò a far parte con i Savoia della ricostituita provincia di Acqui, ridotta poi a circondario nella provincia di Alessandria nel 1859, ed infine in quella di Asti nel 1935. In BRT, misc. 59.154, notizie sulla “podesteria del consortito“ di Bubbio.
Nell’800 Bubbio è comunità a capo di mandamento in provincia di Acqui (comprende Cassinasco, Cessole, Loazzolo, Monastero Bormida, Vesime). Sede di esattoria e carceri comunali. Ma vi sono problemi legati ad un eventuale scioglimento del mandamento. In AST, Corte, Paesi per A e B, B-, m.49: Ordinati delle comunità componenti il mandamento di Bubbio, per ottenere che questo venga elevato alla terza classe, o almeno conservato nel grado attuale 1845”. In ACB, b. 31, la pratica del comune per essere mantenuto capoluogo di mandamento, 1829-1902 (e anche per la conservazione di caserma e sede di pretura). Contiene alcune veline calcate su una carta dello Stato Maggiore Sardo del 1884, che riguarda il rifacimento del corpo dei mandamenti. Successivamente allo scioglimento del vicino mandamento di Roccaverano, una nuova proposta del consiglio provinciale suggerisce il distacco dal mandamento di Bubbio del comune di Monastero Bormida, e l’integrazione di Roccavererano, S.Giorgio Scarampi e Olmo Gentile. Vi sono allegati memoriali a stampa intestati a differenti comunità del Regno per perorare cause simili di conservazione a capolugogo di mandamento o pretura. Sono evidentemente scritture usate come modelli per stilare una successiva memoria a favore di Bubbio (“richiami per la sua conservazione”), che è fra queste, datata 20.1.1890, e indirizzata dalla giunta municipale alla Camera dei Deputati. Vi si parla della recente riforma giudiziaria, e del fatto che il mandamento di Bubbio rischia di rimanere soppresso: “la temuta soppressione pareva il necessario risultato delle statistiche compilate dalla Procura d’Acqui”. L’osservazione della giunta locale è che “alle statistiche bisogna dare valore”, così come ai dati finanziari. Si rivendica poi un aumento della popolazione rispetto agli ultimi censimenti (e dunque una crescita di importanza del luogo), e si fa leva sulla rete stradale e sulla “esposizione naturale” delle comunità del mandamento verso Bubbio (i centri in concorrenza, su cui la Provincia sta facendo ipotesi quali nuove capitali di mandamenti più estesi, non avrebbe uguali vantaggi: Roccaverano sarebbe troppo decentrata, e Bistagno troppo orientata verso Acqui e il mare).
In ACB, s. II, cat. I, f. I, altre pratiche successive sul mandamento. Un memoriale del 1935 osserva che con la ricostituzione della provincia di Asti dovrebbero essere rigarantite a Bubbio le competenze del tribunale perse con le riforme degli anni precedenti (il mandamento comprende a quella data Monastero Bormida, Cessole, Vesime, Olmo e San Giorgio Scarampi). Si suggerisce di accorpare le comunità di Roccaverano, Serole, Sessame e Mombaldone, per permettere così di ottenere un ufficio principale, e non solo una sezione, come aveva fino alla soppressione del 1923 dopo un secolo di funzionamento della pretura (in occasione della soppressione furono sottratti al mandamento i comuni di Cassinasco e Loazzolo, che si rivendicano sempre come gravitanti intorno a Bubbio). Le ragioni addotte contro la concorrenza (in questo caso Canelli, cui dovrebbero essere aggregate le altre comunità), adducono questioni geografiche e di comodità (il tragitto verso Canelli costringerebbe alcuni addirittura a scavalcare due colline). A perorare la causa è il podestà di Bubbio, che mette in risalto i legami di affari con i comuni vicini, l’esistenza in loco della sede di un consorzio, di una caserma dei Carabinieri, di una banca, ed aggiunge l’importanza dei legami storici con le comunità della zona.
Secondo una nota storica in ACB (S.Penna) nel 1435 Bubbio si separa da Monastero (prima quest’ultima era dipendente da Bubbio).
    
In anni recenti ha aderito alla Comunità montana “Langa Astigiana-Valle Bormida”.
Comunanze
In una inchiesta sullo “stato degli effetti, e gabelle spettanti ai pubblici dell’Alto Monferrato risultanti dai convocati del 1782” sono segnalate 6 giornate di bosco che rendono 63.9.10 lire di reddito; 6 giornate di beni coltivi per 118.6 lire di reddito; 26 giornate di gerbidi e pascoli per un totale di 38 giornate; nessuna entrata è segnalata per gabelle e daciti (Cfr. AST, Corte, materie economiche, materie economiche per categorie, perequazione Monferrato, m.1 d’addizione).
In ACB, b.64, notizie su liti tra la comunità e i conti Galvagno (si allude ad una infeudazione del 1766) nel 1805 per la costruzione su un sito non riconosciuto. Ivi, b. 65, comunità di Bubbio contro il barone Crova, 1815.
IN ACB, s.II, cat. V, bb. 1-2, dati sulla consistenza dei beni In una inchiesta sullo “stato degli effetti, e gabelle spettanti ai pubblici dell’Alto Monferrato risultanti dai convocati del 1782” sono segnalate 6 giornate di bosco che rendono 63.9.10 lire di reddito; 6 giornate di beni coltivi per 118.6 lire di reddito; 26 giornate di gerbidi e pascoli per un totale di 38
comunali tra ‘800 e ‘900. Tra 1940 e 1942 si dispone l’acquisto della nuova sede comunale (villa Muratori), con un mutuo finanziato da cittadini. Nel 1876 e nel nel 1907 la vendita di due appezzamenti comunali (Camposanto e oltre Bormida). Nel 1907 l’acquisto di un terreno per la  fabbricazione delle scuole. Le entrate (es. 1882, 1909 e 1938) riguardano alcuni livelli, affitti di una casa e un caffè, piazza e pesa.
Liti Territoriali
In un ordinato del 26 maggio 1400 si fa cenno a questioni confinarie tra Bubbio e Monastero Bormida (Monastero S.Giulia): gli uomini di Bubbio sono radunati d’ordine di Ambrogio Ludovico e Antonio fu Matteo Gio e nipoti Scarampi Thadeo, Benentino, Enrico e Daniele de Thadei, Gio di oltre Bormida feudatari di detto luogo per trattare le differenze che vertono colla comunita di Monastero di S.Giulia (nel documento si parla della “villa Bubbiy”): "Sindicatus comunitatis homini Bubbiy ad lites quas habent cum dominis Antonio et Galeoto de Carreti dominis monasteriis S. Julis et maxime ad ratificandum prorogatione compromissi facti in domun Marchionem Montisferrati pro Ambrosii Scarampis nomine suo ac alios fr. Scarampis at nobilis de Thadeis eta sup. civitatis ex una et de Galeotu et alios de Carreto suois noibus erta comunitatis S. Julia supp. et altera 26 maj 1400” (AST, Corte, Monferrato, Feudi per A e per B, m. 8).
In ACB, b. 34, f. 15, un fascicolo del 1874 su “questioni di confine con Monastero Bormida”. Una lettera da Alessandria di Giacomo Sardi al sindaco di Bubbio, per informare della nomina del Sardi da parte della deputazione provinciale come perito per la causa di confine tra le due comunità. Il Sardi richiede l’invio delle carte in possesso delle due comunità, per prendere cognizione della causa, a lui ignota. Ha in mano fino ad allora solo le delibere della giunta di Monastero e la “partecipazione” del sottoprefetto di Acqui. Si informa inoltre se lo stato del terreno permette ancora ricognizioni che ritiene essenziali (siamo alla fine di novembre), e raccomanda la celerità, per evitare di dover rimandare alla primavera successiva. Sollecitazioni inutili, se ancora nel maggio del 1875 la pratica sembra non aver avuro corso. La documentazione si interrompe, e non chiarisce gli esiti della ricomposizione. Ancora adesso tra Bubbio e Monastero esiste un’isola territoriale di un comune nell’altro (testimonianza del sindaco di Cessole).
In ACB, b.27 f.17, Una pratica sulla delimitazione di confini per censi è istruita a Canelli. In essa è ricostruito un incontro per i confini tra Canelli, Bubbio e Cassinasco. I rappresentanti dei 3 comuni si riuniscono per fare visita ai confini, ma alla partenza, dal piazzale antistante la chiesa dei Caffi (dove si incrociano i 3 confini), nascono problemi tra i rappresentanti di Bubbio e Cassinasco. Rispetto invece al confine tra Bubbio e Canelli, si decide di comune accordo di individuarlo nel tratto di strada che li separa, e che essa sia ritenuta proprietà comune delle due comunità.
Le “differenze territoriali” sono richiamate in una pratica suscitata dalle indagini generali della Giunta tecnica della provincia di Alessandria (“questionario alle commissioni censuarie comunali, febbraio 1890, che contiene dati generali su produzioni e estensione del territorio comunale: sono segnalati ettari 2280, 1611 abitanti, un quarto nel centro e il resto in case case sparse). All’indagine segue , il 27 settembre 1890, la delimitazione dei confini contestati. Un picchetto è posizionato a 13 metri dall’entrata della chiesa, sul piazzale, dove si stabilisce il confine tra i 3 comuni. Anche in questo caso viene optato per riconoscere comune la strada di confine. Ma una successiva relazione del 29 settembre precisa che in alcuni punti non si trovano indicazioni precise per definire una linea continua di confine tra i due comuni, e per quello si sospendono le operazioni. Lo documenta un taccuino: “1888[?]: libretto degli schizzi dimostrativi della linea del confine territoriale”, comune di Bubbio, commissione censuaria. E’ un album di poche carte datato settembre 1890, a matita, con un disegno della linea di confine tra quel comune e quello di Cassinasco, che parte dalla chiesa detta dei Caffi e si svolge lungo le pagine. In alcuni punti infatti il confine non è stilato.
Fonti
Fonti edite:
Placiti Regnim italicae,a cura di Manaresi, 1960.
Fonti inedite:
A.C.B. (Archivio Storico del Comune di Bubbio).L’archivio storico comunale è stato recentemente riordinato (1992). Vedi inventario.
     I documenti più antichi che vi sono contenuti provengono da un versamento del 1861 dei marchesi Seyssel d’Aix di Sommariva Bosco: una pergamena del 1300 sugli “uomini della villa di Bubbio” e gli statuti del luogo a stampa (1464, editi nel 1622). Le serie organiche dell’archivio partono invece dalla metà del XVII s., ma sono frammentarie, e parte del depauperamento delle carte è forse dovuto ad un incendio intorno all’inizio dell’800 (cfr. ACB, s. I, b.7, f. 8). Gli ordinati iniziano dal 1637 (lacune nel 1703-55 e 1801-23, probabile data dell’incendio); corrispondenza dal 1799; bandi dal 1725; documentazione fiscale per il 1676-1723 e sgg.; cause del 1816 e sgg).
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Descrizione Comune
Bubbio
Con una popolazione di 1408 abitanti secondo il Casalis e la presenza di un filatoio con 100 operai si individua una vocazione produttiva legata alla viticoltura viene sancita negli anni ’50 del Novecento, con la creazione del nuovo stemma della comunità, che contiene un’anfora romana, a richiamare le presunte antiche origini e la produzione locale della qualità “Moscato d’Asti” (ACB, s. II, cat. I, f. I).
     Le pratiche relative alle spese per la costruzione di edifici scolastici in frazioni del comune, dimostrano l’esistenza di aggregati demici rilevanti al di fuori del centro comunale.(ACB, s.II, cat. IX, b. 3, informazioni su spese per scuole, anche in frazioni, 1872 sgg.). Del 1908 il progetto per un nuovo edifizio ad uso scolastico, per il concentrico di Bubbio e frazioni sparse. Nel 1919 si parla dei problemi scolastici dovuti alla distanza delle scuole e all’impegno degli studenti nei lavori campestri, e si sottolinea l’inopportunità di finanziare una scuola privata, e di sovvenzionare invece un edificio pubblico nelle frazioni (in questo caso la frazione Grassi). Del 1942 alcune pratiche per la scuola “rurale” in frazione Grassi. Nel 1950 il consiglio comunale si lamenta che la scuola rurale fatta in regione Grassi, “per iniziativa dei frazionisti ma con finanziamento comunale”, non sarebbe stata ancora ultimata (forse una sede nuova). Le pratiche risalgono almeno al 1946 e nel dicembre 1950 si dice ultimata.
Nel 1929 altre pratiche per la scuola di S.Libera, che interessa anche frazionisti del vicino comune di Denice, per disagio che hanno gli abitanti della frazione di S.Libera per andare alla scuola del centro (si parla di una auto-tassazione dei frazionisti).
Alcune relazioni fiscali tra Sei e Settecento riportano informazioni sulla comunità in Antico Regime.
In una relazione fiscale del Seicento sono indicati 504 abitanti (anime), per un territorio di 333.7 moggie registrate, 714.3 immuni e 5 feudali (cfr. AST, Corte, Paesi/Monferrato/Materie economiche e feudali, m.19). In altra simile, Bubbio è segnalata come infeudata ai Valperga e agli Scarampi, comunità di 607 bocche (cfr. AST, Corte, Paesi/Monferrato/Materie economiche e feudali, m.19).
Alcuni dati sugli abitanti della comunità in AST, Camerale, I archiviazione, tributi del Monferrato, m.1: nel 1717 sono 1780, 830 nel 1750, 950 nel 1751, 980 nel 1752 (nel caso degli anni Cinquanta la variazione è giustificata col fatto che alcuni “erano massari altrove”). In uno stato delle comunità della provincia di Acqui (AST, Camerale, I archiviazione, regolamento e amministrazione delle comunità, m.1) del 1750 sono segnalati i redditi di Bubbio (536 lire; non avrebbe debiti).
In una relazione del 1753 Bubbio è indicato come feudo a titolo signorile del marchese Cacherano Scarampi Crivello d’Asti, di 200 fuochi circa (740 anime), con 2 filatoi e alcuni fornelletti (nella perequazione del 1782 è segnalato un filatoio da seta a mano a 2 piante, di proprietà del sig. conte Galvagno di Cassinasco: cfr. AST, Camerale, seconda archiviazione, capo 26, mazzo 18bis). Il consiglio è formato da 2 sindaci e 8 consiglieri, “che in anni 4 mutano, uscendone 2 all’anno rimpiazzati dal consiglio con voto a maggioranza, mentre i sindaci mutano ogni anno a voti”. Ha 2 segretari associati. L’archivio della comunità è sprovvisto di scritture, il catasto formato per misura del 1712 è in buono stato. Il territorio è soggeto a erosioni “non reparabili”, confina con Loazzolo, Roccaverano, Monastero e Cassinasco (non sono segnalati Canelli e Sessame degli attuali confini), e misura moggie 3630 comprese le immuni (coltive 800, prative 30, vignate 1500, castagneto e boschi 1300, immuni 103). In Bubbio si farebbe “sporadico commercio di uve”. Il fumante concorre in un terzo alle caserme, parte a debiture locali, e il rimanente a registro senza distinzione del forense. (BRT, Storia Patria 341, relazione della Provincia di Acqui (Alto Monferrato) dell’intendente conte Traffano, 1753; anche in AST, II archiviazione, capo 79, n.3 e 4-6).
Nella perequazione del 1782 i dati relativi al territorio delle comunità a quella data, che si possono confrontare con quelli di 30 anni precedenti. La misura, espressa in giornate di Piemonte, è di 3050 (campo 600, prato 60, vigna 700, castagneto 100, bosco 290, “zerbido” 1300), di cui 157.3 giornate non collettabili (149.29 ecclesiastici, 7.74 feudali, 0 comunitativi, 0 convenzionati) (AST, Camerale, seconda archiviazione, capo 26, mazzo 18bis).
Vari riferimenti a Bubbio già almeno dal XIII s. (1200, Bublii, cfr. Monumenta aquensia; testi di Bubbio sono citati in documenti in AST, Paesi per A e B, C-, m.41: anni 1248 e 1249). Bubbio avrebbe origini romane (datano intorno al 1950 alcuni ritrovamenti archeologici, cui non fece seguito una più specifica ricerca).
Le visite pastorali conservate nell’archivio diocesano di Acqui ci forniscono un’immagine del territorio di Bubbio, tra il 1577 e il 1787, particolare: se consideriamo quali luoghi vengono visitati dai vescovi di Acqui, possiamo identificare tre momenti in cui le visite censiscono, oltre alla parrocchia, le chiese campestri: la visita del 1585, quella del 1658 e 1661 e quella del 1786. Negli altri casi vengono solo censite sporadicamente alcune cappelle: quelle che hanno un patrono. In queste tre visite lo sguardo sul territorio è più profondo, vengono censite le cappelle campestri, gli arredi e le pratiche devozionali celebrate. Alcune cappelle visitate nel 1585 non vengono più visitate anche se se ne ha notizia dalle relazioni parrocchiali. Nelle quattro visite compiute tra il 1585 e il 1658 vengono censite solo in un caso due cappelle (nella visita del 1600), e nessuna nelle altre. Ne compaiono invece ben nove nel 1658, otto nel 1661 e nove nel 1786. Complessivamente si ha notizia, dalle relazioni parrocchiali, della presenza di diciassette cappelle campestri (ADA, Parrocchie, Bubbio, Relazioni parrocchiali f. 3, c. 1).
Dopo gli anni trenta del XVIII secolo si nota un incremento nella fondazione delle cappelle in una forma particolare: si assiste all’abbandono di quelle gestite dalla comunità con incremento di quelle di patronato di singole famiglie. Le famiglie coinvolte in questo investimento sono i Sarchi, i Galvagno, i Robellino e i Borgni. L’investimento in devozione non è nuovo in quest’area e appare certamente tardivo negli anni trenta del XVIII secolo, ma precedentemente è attestata una forma differente di investimento: negli altari della chiesa parrocchiale. L’altare della madonna del Rosario era patronato della famiglia De Giorgis, passata poi ai Galvagno di Cassinasco, l’altare del Suffragio era invece patronato dei Giordano. Le cappelle con patronato sono quella di S. Evasio, della comunità, di S. Benedetto della comunità, di S. Spirito dei Borgni e Sarchi, di S. Giuseppe dei Galvagno, e della B. M. V. delle Grazie dei Galvagno Rabellino. I Galvagno operano una vera e propria politica di investimento nei patronati a partire dal XVIII secolo. Credo sia pertanto riscontrabile uno spostamento degli investimenti dal centro verso l’esterno, verso la cappella campestre appunto. Un investimento questo che va in direzione di una frammentazione dello spazio e non verso una centralizzazione. La frammentazione dello spazio non va letta in termini di contrasto con la parrocchia ma come una pluralità di luoghi di culto in grado di esprimere forme di organizzazione dello spazio alternative e non esclusive.
Tra il 1737 e il 1741 l’abate Giacomo Francesco Cordara di Calamandrana - ottenuta la nomina di cameriere d’onore dal Papa, e dopo aver tentato di ottenere un vescovato in partibus per ottenere gli emolumenti che gli avrebbero permesso una residenza a Roma - porta avanti un progetto di erigere un vescovato in Nizza, sottraendo alcune parrocchie dipendenti dal vescovato di Acqui (34 delle 125 della “vastissima” diocesi). Il progetto non ha però alcun esito. Bubbio fa parte delle terre elencate, che si trovano “nella valle del Belbo, e nelle maggiori vicinanze della città di Nizza in Monferrato” (solo due di esse sono “di là dal Tanaro”. Cfr. AST, materie ecclesiastiche / materie beneficiarie / m.4).
Informazioni su presenze ecclesiastiche e consistenza del loro patrimonio in “Relazione generale dell’operato dal commendatore Petitti in dipendenza del Regio Editto delli 24 giugno 1728 concernente li beni posseduti dalli ecclesiastici e luoghi pii nel Ducato di Monferrato” e in un successivo “Stato generale dei benefici, cappellanie, confraternite, congregazioni di carità, e ogni altra opera della provincia di Acqui” [con aggiunta di beni e redditi che si trovano fuori provincia, ma legati ad istituzioni presenti nella provincia stessa], firmata dall’intendente Traffano, luglio 1753 (in AST, II archiviazione, capo 26, m. 37 e 40). Nel 1728 sono segnalati tra gli altri beni della commenda di Malta e S.Bartolomeo e S.Giovanni di Roncaglia (in parte sarebbero beni contestati dalla comunità, 55 moggie totali); della parrocchiale (75); del seminario di Acqui (18). Tutti questi beni sono considerati immuni. 25 anni dopo tra le proprietà più estese sono sempre quelle della chiesa parrocchiale (71 moggia), insieme a quelle della Cappellania del Rosario (81, che pagano il registro).