Villafranca d'Asti

AutoriBordone, Renato
Anno Compilazione1998
Anno Revisione2004
Provincia
Asti.
Area storica
Astigiano.
Abitanti
2867 (Istat 1991).
Estensione
1291 ettari.
Confini
A nord Roatto e Maretto, a nord-est Monale, a est Castellero e Baldichieri d’Asti, a sud-est Tigliole, a sud Cantarana, a ovest Dusino-San Michele.
Frazioni
Borgovecchio, Case Bruciate, Villafranca d’Asti, Antoniassi, Cascina Bertona, Cascine Bordone, Località Ghetto, Località Montanello, San Grato, Sant’Antonio, Valle Audana, Valle Goria, a cui si devono aggiungere Taverne, Crocetta e Castella.
Toponimo storico
«Villafrancha» o «Villafranca» dalla metà del XIII secolo (in origine «Villafrancha de Musanza», a indicare il precedente insediamento) (BSAT, Inventari Torelli, Montafia), diventa «Villafranca d’Asti» nel 1863 (Regio Decreto n. 1160).
Diocesi
Asti.
Pieve
Santa Maria di Musanza, attestata nel 1151 (Le carte dell’Archivio capitolare di Asti, doc. 16), nel Registro del 1345 comprende alle sue dipendenze le chiese di S. Pietro dei Boschi (Castellero), S. Donato di Serralonga (Cantarana), S. Secondo di Baldichieri (Bosio 1894, p. 523 ); in precedenza vi dipendevano anche le chiese dei luoghi scomparsi prima del Trecento, come S. Lorenzo di «Montanerium» nel 1193 (Vergano 1939, p. 352).
Nel 1585 la chiesa di S. Maria di Musanza, situata all’esterno del centro abitato («extra et prope terram») di fronte a una fornace per laterizi, è sottoposta al giuspatronato del signore del luogo. Le Messe infrasettimanali, per comodità degli abitanti, vengono però celebrate nell’oratorio di S. Elena, all’interno dell’abitato di Villafranca, di costruzione recente per mano della comunità (AD Asti, Visitatio apostolica episcopi Sarsinatensis 1585, ms., ff. 230v-233v).
Altre Presenze Ecclesiastiche
Sono in prevalenza presenze patrimoniali: le monache benedettine di S. Anastasio di Asti nel 1132 ricevono dal vescovo di Asti beni e diritti «in Montanerii et in Vulpilio et in Treversole» (Fissore 1973, p. 504) che conserveranno in parte fino alla seconda metà del XIV secolo. Anche il monastero benedettino di Breme nel 1152 vi possiede beni fondiari connessi con la chiesa di S. Giovanni di Vulpilio (Cartario della abazia di Breme), dipendente dalla pieve di Supponito di Villanova, beni alienati a laici nella prima metà del XIII secolo. Nel 1254 vi compare l’ospedale di S. Giovanni di Musanza (dal 1300 detto di Villafranca) dipendente dall’Ordine Gersolimitano con vasto patrimonio locale, pervenuto entro il Quattrocento a famiglie laiche (Bordone 1999). Dal secolo XVII, infine, compaiono presenze fondiarie della SS. Annunziata di Asti (ASAt, Catasti antichi, Villafranca d’Asti).
Assetto Insediativo
L’insediamento di Musanza è attestato nel secolo XII; a partire da esso la città di Asti fonda a metà Duecento la villanova di Villafranca, riordinando l’assetto territoriale preesistente. Così molti centri, soffocati dal nuovo comune, si estinguono, altri diventano parentesi autonome, spesso signorili, all’interno della nuova giurisdizione, come per i casi di alcuni «castelli allodiali» (cfr. i lemmi ‘Mutamenti territoriali’ e ‘Luoghi scomparsi’).
Luoghi Scomparsi
Trattandosi di una villanova edificata alla metà del Duecento dal comune di Asti, il suo territorio si configura come la somma dei territori dei villaggi precedenti. All’interno di quello dell’attuale comune si collocavano (da ovest a est) Vulpilio (dal 1132, scompare a fine Trecento), Traverzole (dal 1180, nel Quattrocento passa a Villanova), Belmonte (dal 1180, scompare con il sorgere di Villafranca), Montanerio (dal 1132, scompare con il sorgere di Villafranca e forse parte del suo territorio confluisce in quello di Maretto), Belotto (sorge come castello allodiale degli Asinari nella seconda metà del XIII secolo e scompare nel Cinquecento), Musanza (attestata fin dal 936, scompare con il sorgere di Villafranca, lasciando il nome alle pieve e cedendo in seguito parte del suo territorio a Cantarana), Musanzola (dal 1193 alla metà del Trecento) (Bordone 1988).
Comunità, origine, funzionamento
Presumibilmente esistente al momento della fondazione della «villa» da parte del comune di Asti (metà secolo XIII), lascia una sola traccia in una vendita del 1327 (BSAT, Inventari Torelli, Montafia) per poi ricomparire rivendicando diritti di pascolo contro i signori fondiari locali nel 1462-70 (Archivio Malabaila di Canale). Attestato fin dal 1561 (AC Asti, Ville del distretto) un consiglio comunale, retto da due sindaci, che provvede all’incanto dei beni comuni, alla formazione del catasto, all’ordinaria amministrazione, con tenuta di Ordinati già alla fine del Cinquecento (ma sopravvivono soltanto dalla metà del Settecento: AC Villafranca). Alla comunità spetta l’edificazione della chiesa di S. Elena (tra XV e XVI secolo) e quella di S. Grato (fine XVII) (AD Asti, Visite pastorali [1588, 1730]).
Statuti
Dipendenze nel Medioevo
Tutto il territorio della vallata da Dusino a Serralonga (oggi fraz. di Cantarana) costituisce nel XII secolo il comitatus di Serralonga di pertinenza vescovile nel 1153, passato poi al comune di Asti sul finire del secolo, dopo una parentesi di diretta dipendenza imperiale (ca 1180-1197). Alla metà del XIII secolo il comune di Asti riordina gli insediamenti, accentrandoli nella villanova detta Villafranca, dipendente direttamente dal distretto urbano (Bordone 1975).
Feudo
La dipendenza diretta da Asti ne impedisce l’infeudazione (anche se si sviluppano i «castelli allodiali» di Belotto e Cantarana), ma nel 1619 il duca Carlo Emanuele I, scorporandola dal distretto astigiano, la infeuda ai Cacherano che la terranno per tutto l’antico regime (AST, Camera dei Conti, Infeudazioni, Consegnamenti).
A metà Settecento, curiosamente, non risultano beni di natura feudale in Villafranca, ad eccezione di alcuni mulini, la cui gestione dannosa per le inondazioni della strada per Torino è lamentata dalla comunità. Il feudatario si serve peraltro dei pascoli comuni per le proprie greggi di pecore, nonostante le rimostranze del consiglio (BRT, Relazione generale dell’Intendente d’Asti sullo stato della Provincia, 1753, ff. 218-221v).
Mutamenti di distrettuazione
Costantemente nella provincia di Asti dopo il suo passaggio ai Savoia.
Mutamenti Territoriali
Vistosa la contrazione territoriale attuale rispetto al medioevo per la nascita al suo interno dei castelli allodiali di Belotto e Cantarana nel Trecento, e della «tenuta» della Castella nel Cinquecento: mentre Belotto sarà riassorbito al venir meno dei suoi signori, Cantarana – già «quartiere» di Villafranca con comunità «priva di finaggio» – alla fine del Cinquecento avrà territorio autonomo, mentre la Castella nello stesso periodo diventerà «ventina» (cioè dipendenza) della città di Asti, rimanendo tale fino al 1812, quando il suo territorio (459 giornate) sarà parzialmente ricongiunto con quello di Villafranca (Gaj 1968, pp. 60-63). L’ultimo incremento territoriale stabile risale al 1958, quando con Decreto Provinciale n. 942 acquista la frazione Valle Goria-Antoniassi dal comune di Dusino-San Michele, già dipendente ecclesiasticamente dalla parrocchia di Villafranca. Mutazione temporanea subisce fra il 1928 e il 1947 con l’acquisizione dei territori comunali di Maretto, Roatto, Cantarana, decisa dal governo fascista con decreto nn. 2674 e 1688, reintegrati con Decreto n. 478.
Comunanze
Forse abbastanza vaste all’origine (pascoli e boschi), vengono in parte precocemente vendute già nel 1561-1568; a catasto nel Seicento compaiono una cinquantina di giornate.
In occasione delle misurazioni della Perequazione di inizio Settecento la comunità risulta possedere una sessantina di giornate di gerbidi e pascoli, di cui solo una piccola parte affittata annualmente. È affittato, per 10 lire annue, un campo in regione Valgrande. Alcune pezze (g.te 3:61), abbandonate dai proprietari, godono di agevolazioni particolari: se coltivate, sono immuni per un certo periodo, dopo il quale scatta la soggezione ai carichi comunitari. Il feudatario è solito concedere in enfiteusi 13 giornate di terra coltivata a vite, di natura immune antica (AST, Camera dei Conti, capo 21, m. 73: Asti. Consegna beni immuni e comuni [1721], ff. 237-241). Interessante rilevare come nel 1715, in lite con il feudatario, la comunità «consegni» come diritti comunali alcune prerogative del signore del luogo. Nell’Ottocento le pezze comuni sono prima affittate e infine alienate completamente (Gaj 1968, pp. 174-178).
Fonti
A.C.A. (Archivio Storico del Comune di Asti).
Ville del distretto.
A.C.V. (Archivio Storico del Comune di Villafranca d'Asti). Vedi inventario.
A.S.A.  (Archivio di Stato di Asti).
 Catasti antichi, Villafranca d’Asti.
A.S.T. (Archivio di Stato di Torino):
A.S.T., Camera dei Conti, Capo 21, Mazzo 73: Asti. Consegna beni immuni e comuni (1721), ff. 237-241; m. 85: Provincia di Asti, Immuni e comuni (1721);
A.S.T., Camera dei Conti, Infeudazioni, Consegnamenti.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche serie III, Villafranca d'Asti, Mazzo 3, "Figura regolare d'una parte del corso delle Bealere denominate La Triversa, e Monale esistenti negli Territorj di Villafranca, / e Baldichieri cogli progetti tinti di rosso pelli rettilinei delle medesime, unitamente alle posizioni delle Strade nuove da formarsi in tale parti, colla / posizione del Ponte, in cui devesi costrurre pel varco Bealera Triversa, da eseguirsi a mente dell'Instruzione". "Figura regolare d'una parte del Corso delle Bealere denominate la Triversa, e Monale esistenti negli Territori di Villafranca e Baldichieri cogli progetti tinti di rosso pelli rettilinei delle medesime, unitamente alle posizioni delle Strade nuove da formarsi in tale parti, colla posizione del Ponte, in cui devesi costrurre pel varco Bealera Triversa da eseguirsi a mente dell'Istruzione". Torino, 15 aprile 1783, Giuseppe Bojne. Inchiostro e acquerello di vari colori. (Data: 1783-4-15) [Autore disegno originale: Giuseppe Bojne]. Vedi mappa.
A.V.A. (Archivio Storico della Diocesi di Asti), Visitatio apostolica episcopi Sarsinatensis 1585, ms., ff. 230v-233v; Visite pastorali (1588, 1730).
B.R.T. (Biblioteca Reale di Torino).
Relazione generale dell’Intendente d’Asti sullo stato della Provincia, 1753, ff. 218-221v.
B.S.T. (Biblioteca del Seminario arcivescovile di Torino).
Inventari Torelli, Inventario Montafia.
Bibliografia
Bordone R., Una valle di transito nel gioco politico dell’età sveva. Le trasformazioni del potere e dell’insediamento nel comitato di Serralonga, in «BSBS», 73 (1975), pp. 109-179.
Bordone R., Il castello di Belotto: processi di trasformazione del territorio del comune di Asti nel basso medioevo, in « RAA.Al.At.», 96-97 (1988).
Bordone R., I cavalieri di San Giovanni ad Asti e nel Monferrato durante il medioevo, in Cavalieri di San Giovanni e territorio. La Liguria tra Provenza e Lombardia nei secoli XIII-XVII. Atti del convegno, Genova, Imperia, Cervo, 11-14 settembre 1997, a cura di J. Costa Restagno, Genova-Bordighera 1999, pp. 339-375.
Bosio G., Storia della Chiesa d’Asti, Asti 1894.
Cartario della abazia di Breme, a cura di L.C. Bollea, Torino 1933 (BSSS 127).
Le carte dello archivio capitolare di Asti (830, 948, 1111-1237), a cura di F. Gabotto, N. Gabiani, Pinerolo 1907 (BSSS 37).
Fissore G.G., Problemi della documentazione vescovile astigiana per i secoli X-XII, in «BSBS», 71 (1973), pp. 417-510.
Gaj L., Storia di Villafranca d’Asti. L’Ottocento, Asti 1968.
Vergano L., Un calendario-necrologio della cattedrale di Asti del secolo XIV, in « RAAAl», 18 (1939), pp. 277-391.
Descrizione Comune

Villafranca d’Asti

     Formazione e trasformazioni del territorio di Villafranca d’Asti offrono un esauriente esempio di interferenza fra pianificazione pubblica e “creatività” familiare nel riordino degli assetti insediativi e patrimoniali, operato dal comune di Asti tra Due e Trecento e destinato a perdurare fino ai nostri giorni.
Zona di antico insediamento lungo l’asse viario est-ovest che metteva in comunicazione Asti con la regione alpina, la valle, prima dell’intervento del comune astese, offre numerosi centri demici, sviluppatisi nel corso dell’XI e XII secolo e in gran parte controllati dalla Chiesa di Asti, presente patrimonialmente e giurisdizionalmente con una pieve vescovile (Musanza) e cappelle dipendenti, collocate nei villaggi circostanti, non senza soluzioni di continuità costituite da diritti di enti religiosi (l’abbazia di S. Anastasio di Asti e quella di S. Pietro di Breme, l’ospedale di Musanza, di fondazione locale, poi passato ai Gerosolimitani) e di signori laici.
Nella seconda metà del XII secolo, forse su suggestioni precedenti, si va formando un’effimera circoscrizione definita «contea di Serralonga» (dal nome di un forte castello a sud-est della valle), prima di pertinenza vescovile e poi acquisita direttamente dall’imperatore Federico Barbarossa in un piano di controllo doganale esteso all’intera regione attraverso centri di dipendenza. All’esaurimento della politica sveva con la morte di Enrico VI, il comune di Asti subentra nel dominio della «contea» che alla metà del Duecento fungerà da modello territoriale per la creazione di una villanova che accentri e inglobi abitanti e territori degli insediamenti precedenti per sottrarli all’intraprendenza della pluralità di signori rurali adiacenti (dapprima i signori di Castellinaldo, forse discesi dai fondatori del castello di Serralonga, poi i signori di Montafia, antica famiglia franca, legati da rapporti vassallatici col vescovo di Torino e con il marchese di Monferrato, oltre a parecchie altre stirpi locali).
Negli anni Cinquanta del Duecento il confine occidentale del comune di Asti coincidente con la vecchia contea rischia il pericolo di un’aggressione da parte dei Savoia: tale situazione accelera la realizzazione del progetto di riordino, enunciato fin dal 1254 e che appare ormai compiuto nel 1258 quando per la prima volta si parla un «posse Villefranche de Musancia» che nei decenni successivi si estende sui territori dei villaggi precedenti, destinati a scomparire quasi tutti nel corso del Trecento, come si evince dalla lettura degli elenchi statutari, anteriori al 1379, dove si enumerano soltanto Villafranca e (ancora per poco) Vulpilio.
Se questa appare la sistemazione territoriale ufficialmente riconosciuta dal comune cittadino – cioè un solo territorio, quello di Villafranca –, ben diversamente sembrano stare invece le cose sull’ambiguo piano patrimoniale-politico delle grandi famiglie del patriziato urbano, attratte al principio dalle grandi possibilità di investimento fondiario costituite dai terreni delle villenove, in gran parte dismessi dall’antica aristocrazia in profonda crisi economica. Così i Solaro facevano acquisti a Villafranca, nel 1289 vi comparivano come proprietari i Malabaila, e prima del 1295 gli Asinari avevano acquistato un mulino a Belotto, nel territorio di Villafranca; si trattava di famiglie tutte in piena ascesa economica e politica per gli ingenti profitti ottenuti con il prestito del denaro oltralpe, alle quali occorre aggiungere quella signorile dei di Montafia, prontamente riconvertita all’attività feneratizia in Germania.
Gli Asinari, in particolare, attorno al mulino di Belotto costruirono un ingente patrimonio fondiario, acquistando beni in parte dalle monache di S. Anastasio, in parte dall’ospedale gerosolimitano, e alla metà del Trecento lo fortificarono con un castello allodiale (nel 1366 «castrum molini Belloti in posse Villefranche districtus Ast»), utile a definirli come domini nelle alleanze con i Visconti (1377 e 1381). Il cambiamento di proprietà con l’avvento degli Abellonei/Malabaila succeduti agli Asinari non modificò lo sviluppo tendenzialmente autonomo di Belotto, nel Quattrocento consistente non solo nel castello e nelle terre signorili, ma anche in un popoloso villaggio – situato a nord della villa duecentesca di Villafranca, ormai in netto declino – che raccoglieva gli abitanti dei precedenti centri scomparsi.
Parallelamente, anche l’area meridionale del territorio dell’originaria Villafranca subì un destino analogo, in quanto gli ingenti acquisti fondiari della famiglia Malabaila portarono alla creazione di un vasto possesso, controllato dal castello allodiale di Cantarana che compare, insieme con il locus di Serralonga, nelle alleanze con i Visconti del 1377-1381 come fortalicium tenuto da Abellone Malabaila. Questi, poi, nel suo testamento del 1398 lasciava al primogenito in fedecommesso «castrum et locum Cantarrane cum rebus et possessionibus et aliis adiacentiis dicto castro et loco et possessionibus omnibus ipsi testatori pertinentibus proprie dictorum locorum ad duobus miliaribus circumquamque», definendo in questo modo un vero e proprio territorio intorno al castello, anche se, in una successiva divisione del 1415, beni, luogo e castello continuavano a essere considerati «in et super posse Villefranche sive super posse Ast sive super posse Ferrerarium», senza che mai si facesse riferimento a uno specifico posse di Cantarana, esattamente come nel caso di Belotto. In un caso soltanto si parla di «posse Beloti districtus Ast» (1413), ma nel Quattrocento in questa area non è facile definire l’ambito distrettuale del termine: infatti nel 1493 si dirà «in finibus Villefranche in posse Serralonghe». L’indicazione fines compariva già nel 1459 e nel 1463 si specificava «in finibus Villefranche loco dicto ad Tabernas Belloti».
Le «Taverne di Belotto» indicavano l’agglomerato abitativo sorto a sud del castello (ancor oggi Taverne), mentre quello a nord-ovest nel 1517 era detto «in hospitiis sancti Antonii dominorum de Mallabailis», corrispondente all’attuale località S. Antonio. La presenza di osterie (taverne, hospitia) appare collegata con il transito stradale che giustifica la fortuna di Belotto – ricordato in un itinerario del 1477 da Roma a Compostella («bella villa et osterie») – nei secoli XV-XVI. Decadde tuttavia in seguito alla collocazione medesima che ne aveva favorito lo sviluppo, perché nel Cinquecento divenne insicura per i continui passaggi degli eserciti.
Oltre al castello di Belotto, e al suo insediamento articolato, e oltre al castello di Cantarana e al suo adiacente locus, una terza (e più tardiva) creazione allodiale fu la «tenuta» della Castella, un agglomerato di beni fondiari con sede padronale (il «palacium»), situato sulla collina dell’antico Vulpilio e assegnato sul finire del Quattrocento a un ramo laterale dei Malabaila di Belotto. Anche qui si ebbe un certo sviluppo demografico durante il XVI secolo, sicché nelle visite pastorali alla parrocchia di Villafranca, nella sede dell’antica pieve, risulta che il pievano curava anche le cappelle di Cantarana, Belotto e Castella.
Nel momento in cui la contea di Asti entrò davvero a far parte del dominato sabaudo, dopo il confuso periodo delle guerre franco-spagnole, la situazione amministrativa di Villafranca formalmente continuava a configurarsi come «villa del distretto» di Asti con una comunità fin dalle origini alle dirette dipendenze della città. Di tale comunità, di fatto, le notizie medievali sono scarse: a parte una isolata testimonianza nel 1327, si ricava l’impressione che il sito originario della villa venga abbandonato per le guerre («propter guerras fuit et est inhabitata» nel 1387) e che gli abitanti si spostino sulla collina soprastante, dove edificano l’oratorium di S. Elena, nella seconda metà del Quattrocento quando vi ricompare un’amministrazione funzionante (con sindaco e consiglieri), in lite con i signori allodiali. Certamente i centri demici sviluppatisi intorno ai “castelli” (Belotto, Cantarana, Castella) rappresentavano una pericolosa alternativa all’integrità del territorio originario, ma nel 1462-1470 il comune di Asti, grazie anche all’iniziativa degli abitanti di Villafranca, seppe mantenere distinto il diritto della comunità, riconoscendole l’autorizzazione al pascolo anche sui possessi signorili, dal diritto patrimoniale dei domini che, in quanto «cives Astenses», registravano presso il catasto cittadino i loro beni siti nei fines di Villafranca. Ciò portò, per un verso, al mantenimento di unità giurisdizionale del territorio di Villafranca anche per Belotto e Cantarana, ma, per un altro, nella seconda metà del Cinquecento la Castella («tenuta», poi «ventina della città») venne staccata e sottomessa direttamente al territorio urbano, in quanto la totalità dei possessi risultava registrata presso il catasto di Asti.
Belotto, come si è detto, decadde nel corso del XVI secolo, quando anche la dinastia locale si estinse, e parte della popolazione confluì nel nuovo insediamento collinare; non fu così per Cantarana, dove attorno al castello dei Malabaila si sviluppò una comunità, servita dalla chiesa di S. Giovanni e protesa alla ricerca di un’autonomia anche ecclesiastica: del 1545 è infatti un intervento del vescovo di Asti per tutelare il pievano di Villafranca da diversi proprietari di Cantarana che lo perturbano nell’amministrazione dei sacramenti e ancora nel 1584 il vicario vieta al curato di Cantarana l’esercizio di ogni atto parrocchiale senza il permesso del pievano. La situazione, in realtà, è singolare, perché Cantarana è comunque riconosciuta come «comunità» (e il suo consiglio giura fedeltà al duca nel 1561), ma ancora nel 1573 risulta essere «situata sopra le fine di essa Villafranca per non avere finaggio». Nella formazione del primo catasto di età moderna di Villafranca (ora perduto), Cantarana appare infatti come «quartiere» di Villafranca e tale rimarrà fino al principio del Seicento, quando probabilmente formerà un proprio catasto (il primo conservato è però della seconda metà del secolo). Ignoriamo quali procedure siano state seguite nella determinazione dei confini, ma certamente nel XVII secolo Cantarana ottenne autonomia amministrativa e titolo parrocchiale (dal 1660), configurandosi come individuale villa del distretto di Asti.
Del tutto ininfluenti dal punto di vista territoriale sembrano invece essere state le infeudazioni alle quali Carlo Emanuele I ricorse nel 1619 per far fronte ai problemi economici del ducato, anche se provocarono violente reazioni da parte dell’amministrazione di Asti che fin dall’età comunale aveva esercitato diretto controllo fiscale sulle «ville del distretto», non feudali per definizione, considerando sempre come allodiali (e dunque soggette all’imposizione fondiaria) i castelli ivi sorti a opera dei suoi cittadini. Villafranca, Belotto e parte di Cantarana furono erette in contado e infeudate a Carlo Cacherano di Bricherasio che era stato il maggior acquirente del patrimonio degli scomparsi Malabaila di Belotto, altra parte di Cantarana fu infeudata agli eredi dei Malabaila di Cantarana, i Cacherano d’Osasco. Oltre ai diritti feudali, che la comunità di Villafranca contestò per oltre un secolo in un susseguirsi di liti, i beni fondiari giuridicamente tali erano pochissima cosa (giusto il sito dei castelli ormai in rovina), mentre il grosso del patrimonio continuava a essere considerato allodiale e pagò al catasto di Asti fino all’applicazione del decreto di perequazione che nel 1735 assegnò alle comunità il prelievo fiscale su tutti i beni collocati nel loro territorio.
Dal territorio originario di Villafranca, in conclusione, si era dunque “staccato” quello di Cantarana, confermato anche dall’investitura feudale del 1619, destinato a durare nel tempo e solo temporaneamente ricondotto a un’unità durante le fusioni di età fascista (1928-1947), in quanto Cantarana aveva saputo esprimere una comunità organizzata e una salda signoria patrimoniale nobiliare. La Castella rimase invece «isola amministrativa di Asti» fino all’età napoleonica (1812) – anche se formalmente eretta in feudo nel 1735 e infeudata ai Vagnone e poi ai De Magistris –, quando venne “restituita” al territorio di Villafranca, meno una parte passata a Dusino e ricuperata solo nel 1958: ma gli abitanti di questa area appartennero continuativamente alla parrocchia di Villafranca che funse così da inquadramento territoriale per l’intera popolazione.