Centro Interuniversitario di storia territoriale "G. Casalis"

 


Chiusa di San Michele


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TitoloChiusa di San Michele
Tipo pubblicazioneScheda storico-territoriale
AutorePeyrot, Silvio
Anno di compilazione1996
Anno revisioneIN ATTESA DI REVISIONE
ProvinciaTorino.
Area storica

Balivato valsusino (castellania abbaziale di Sant'Ambrogio, dipendenza militare dal governatorato di Avigliana).

Abitanti

1492.

Estensione

(SITA 1991) ha 622; (ISTAT 1991) ha 603.

Confini

A nord Condove, Caprie, a sud Valgioie, Coazze, a est Sant'Ambrogio, a ovest Vaie.

Frazioni

Basinatto, Bennale, Ponte Rosso, Case Sparse (ab. 29).

Toponimo storico

"Villulam monti contiguam nomine Clusam"; è menzionata nella notizia di fondazione del monastero di San Michele della Chiusa (SERGI, 1983).

Diocesi

Diocesi di Torino, quindi diocesi di Susa ma per lungo tem­po la chiesa fece parte della giurisdizione nullius diocesis dell'abbazia di San Michele della Chiusa [Archivio di Stato di TORINO > Materie ecclesiastiche > Abbazie > Chiusa San Michele; Sezioni Riunite > Camera dei Conti > Piemonte > Vescovati, abbazie e benefizi > Articolo 709-Conti degli economi e affittavoli dei redditi dei vescovati ed abbazie > Paragrafo 26-San Michele della Chiusa Abbazia; Sezioni Riunite > Economato dei benefici vacanti > Chiusa di S. Michele: Abbazia].

Pieve

Rientrava nel distretto della pieve di Santa Maria Maggiore di Susa ma tale distrettuazione non risulta mai documentata in forza del­l'immunità del monastero clusino.

Altre presenze ecclesiastiche

                  

Assetto insediativo

                   

Comunità origine e funzionamento

A inizio Trecento ci si riferisce alla parrocchia di San Pietro di Chiusa per individuare la locale comunità chiamata dal castellano di Avigliana a pagare l a regalia al conte di Savoia. Esiste una recognitio comunitatis et hominum Clusae del 1477 con cui viene riconosciuta la dipendenza da San Michele della Chiusa (AAT, Registro delle scritture di San Michele della Chiusa).

Dipendenza nel Medioevo

Nell'atto ricognitivo del 1477 testé citato risulta che il monastero clusino esercita merum et mixtum imperium omnimodamque iurisdictionem sul territorio di Chiusa. La Villa de Clusa risulta inoltre menzionata tra i possessi dell'abbazia con­fermati dall'imperatore Federico I al monastero nel 1162.

Feudo

La giurisdizione esercitata dall'abbazia clusina riconosceva anche particolari diritti all'officio dell’infirmarius del monastero.

Mutamenti di distrettuazione

Dal 1621 Chiusa fa parte della provincia di Susa.
Non si conoscono mutazioni distret­tuali (si veda la scheda di Sant'Ambrogio di Torino).

Mutamenti territoriali

                           

Comunanze

Con atto transativo dell'8 novembre 1493 la comu­nità di Chiusa definisce con l'abate Giovanni de Varaz i confini del suo territorio, i diritti di pascolo e di legnatico che la comunità esercita sul monte Pirchiriano. A metà del Settecento delle 1660 giornate che co­stituiscono il territorio clusino 600 sono beni comuni, classificate come pascoli e gerbidi, mentre a 405 ammontano le giornate di bosco.

Luoghi scomparsi

Non esistono luoghi scomparsi.

Fonti

A.C.C. (Archivio Storico del Comune di Chiusa di San Michele).

A.S.T. (Archivio di Stato di Torino).

A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche segrete, Borgonio B 1 Nero, Mazzo 1, "CARTA COROGRAFICA / DEGLI / Stati di S.M. il Re di SARDEGNA / data in luce / dall'Ingegnere / BORGONIO / nel 1683 / corretta ed accresciuta / nell'anno 1772". Borgonio (Ingegnere) [Stagnon 1772] Carta corografica degli Stati di terraferma di S.M. il Re di Sardegna. Copie 2 una in fol. 17, compresa la tabella di riunione; colla divisione per governi e la seconda composta di fol. 16 colla divisione della Provincia ed un'altra copia in 4 fol. (Manca la copia composta di fogli 16). (Note: Sul verso: "Carta III. / continente il Marchesato di Susa, il Contado di / Nizza, e le Provincie di Pinerolo, e Cuneo, con la maggior / parte di quella di Torino, piccola parte delle rispettive / Provincie di Moriena, Ivrea, Alba, Mondovì, e / Principato d'Oneglia, con le Frontiere di Francia / e parte della Provenza, il Principato di Monaco, e / piccola parte del Genovesato". L'originale seicentesco dal titolo "Carta generale de' Stati di Sua Altezza Reale" fu disegnato da Tommaso Borgonio ed inciso da Giovanni Maria Belgrano. Per l'edizione settecentesca qui conservata vennero aggiunti alcuni fogli raffiguranti i paesi di nuovo acquisto incisi da Stagnone su disegni di Castellino, Galletti e Boasso e vennero anche apportate alcune modifiche ai fogli disegnati dal Borgonio. Cfr. anche Carte Topografiche per A e B, PIEMONTE, n. 23 e Carte Topografiche Segrete, BORGONIO B 5 nero), Foglio 3, 1772, . Vedi mappa.              
Catasti

AST, Camerale: napoleonico e Rabbini [Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite > Catasti > Catasto sabaudo > Allegato I. Libri delle misure generali e degli estimi delle province del Piemonte > Circondario di Susa > Mandamento di Avigliana > Chiusa ; Sezioni Riunite > Catasti > Catasto francese > Allegato A. Mappe del catasto francese > Circondario di Susa > Mandamento di Avigliana > Chiusa; Sezioni Riunite > Catasti > Catasto francese > Allegato A. Mappe del catasto francese > Circondario di Cuneo > Mandamento di Chiusa > Chiusa; Sezioni Riunite > Catasti > Catasto francese > Allegato B. Mappe parcellari francesi > Circondario di Susa > Mandamento di Avigliana > Chiusa; Sezioni Riunite > Catasti > Catasto francese > Allegato G. Sommarioni ed altri documenti relativi all'estimo ed alla misura > Circondario di Susa > La Chiusa Sezioni Riunite > Catasti > Catasto francese > Allegato H. Calcoli trigonometrici, lucidi di mappe ed altra documentazione preparatoria del catasto francese > Dipartimento di Po > Circondario di Susa > Chiusa; Sezioni Riunite > Catasti > Catasto Rabbini > Circondario di Susa > Registri e atti diversi > Chiusa; Sezioni Riunite > Catasti > Catasto Rabbini > Circondario di Susa > Piani accessori > Chiusa; Sezioni Riunite > Catasti > Catasto Rabbini > Circondario di Susa > Mappe, reti poligonali e linee territoriali > Chiusa; Sezioni Riunite > Catasti > Catasto sabaudo > Allegato C. Mappe del catasto antico > Circondario di Cuneo > Mandamento di Chiusa > Chiusa; Archivio di Stato di TORINO > Carte topografiche e disegni > Carte topografiche per A e per B > Chiusa; Sezioni Riunite > Carte topografiche e disegni > Controllo Generale di Finanze > Tipi annessi alle patenti secolo XVIII > Chiusa San Michele; Sezioni Riunite > Carte topografiche e disegni > Controllo Generale di Finanze > Tipi annessi alle patenti secolo XIX > Chiusa].

Ordinati

Serie non completa a partire dal secolo XVIII (ASCCh).

Statuti

Non esistono statuti.

Liti territoriali

Lite per un "nemus vicinorum" con la comu­nità di Vaie a metà Cinquecento (G. GENTILE, 1988, p. 518).
Le maggiori liti territoriali riguardano il con­fine con la vicina comunità di Sant'Ambrogio per le tenute del monte Pirchiriano e con la rivendicazione dello stesso sito di San Michele del­la Chiusa. Con il progressivo decadimento e abbandono dell'abbazia di San Michele, che a metà del Settecento aveva solo più un cappellano e un romito terziario francescano, le case dei semplici massari ed affittuari furono rivendicate alla giurisdizione ora del parroco di Sant'Ambrogio, ora del parroco di Chiusa; lo stesso avvenne per la le­vata del gabellotto del sale, che entrambe le comunità rivendicavano su quelle case, nonché per il pagamento del cotizo e del giogatico.

Bibliografia

G. CASIRAGHI, La diocesi di Torino nel Medioevo.Torino 1979 (BSS, 196).

G. CASIRAGHI, L'organizzazione ecclesiastica di San Michele della Chiusa nella diocesi di Torino (sec. XI-XIV), in "B.S.B.S.", 85 (1986), pp. 57 -135.

G. CASIRAGHI - P. CANCIAN, Vicende, dipendenze e documenti dell'Abbazia di San Michele della Chiusa.Torino 1993 (BSS, 210).

G. CLARETTA, Storia diplomatica dell'antica Abbazia di San Michele della Chiusa con documenti inediti. Torino 1870.

G. CLARETTA, L'Abbazia di San Michele della Chiusa nel Medioevo. Notizia storico-critica e sfragistica, in "Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino", 22 (1886 - 87), pp. 371 - 91.

G. GENTILE, "Ecclesia vocata sepulcrum", in Dal Piemonte all'Eu­ropa: esperienze monastiche nella società medievale (Relazioni e co­municazioni presentate al XXXIV Congresso storico subalpino nel mil­lenario di San Michele della Chiusa, Torino, 27 - 29 maggio 1985), Torino 1988, pp. 505-32.

G. SERGI, I confini del potere. Marche e signorie fra due regni me­dievali. Torino 1995.

G. SERGI, L'aristocrazia della preghiera. Politica e scelte religiose nel Medioevo italiano. Roma 1994.

L. PATRIA, Prima del Laietto. Chiese, oratori e cappelle cimiteriali su terra monastica di San Giusto di Susa (seca XI - XV), in San Bernardo a Laietto. Chiese, cappelle e oratori trescati nella valle di Susa tardo-gotica, Susa 1992, pp. 9 - 59.

Descrizione

Chiusa di San Michele

     Chiusa (clusa) è l'unico insediamento Chiusa demico (villula) menzionato con una sua precisa identità toponomastica nel racconto della fondazione del monastero di San Michele sul monte Pirchiriano. Il luogo, che richiama nel nome sia la specifica morfologia della valle in quel tratto, sia un punto di controllo militare e fiscale lungo un importante itinera­rio alpino, collocato alle falde e a ridosso del monte Pirchiriano, viene descritto dagli intendenti come:
consistente per li due terzi e più in montagna e questa per la maggior parte resta composta di roche nude framischiate con pascoli, gerbidi e boschi da sartume di poco reddito e da non tagliarsi salvo con la crescita di anni quindeci e più. Vi sono al­cuni campi e prati di due piccole borgate d'abitanti in essa montagna. Diversi castagneretti e ravoire, queste di bosco ceduo piccolo, da tagliarsi mediante la crescita suddetta. Di detta montagna ne viene tenuto un grande tenimento immune da ogni carigo dall'abbazia di S. Michele. E la rimanente porzione — cioè un terzo circa di detto terri­torio al piano avanzante dalle grandissime e notorie corrusioni del fi­ume Dora — consiste in alteni, campi e prati e di questi in tenue quan­tità, sia gl'uni che gl'altri di poco reddito e producenti frutti di bassa qualità non ostante la più attenta coltura che in esso luogo si usa e ciò per esser detti terreni a motivo di loro situazione in maggior parte gia-rrosi a causa delle vecchie alluvioni o sii innondazioni de' rivi della montagna a quali soggiace ed in parte anche nittosi per le inondazioni del fiume Dora (ASCCh, Lettera agli intendenti, 1743).
Proprio sui confini con Condove a ridosso della Dora nacquero questioni territori­ali per l'appropriazione di terreni alluvionali e per la manutenzione di un ponte ligneo che garantiva l'unico collegamento tra le due sponde del fiume, prima del traghetto di Sant'Ambrogio all'altezza di Torre del Colle.
Liti nacquero altresì per le servitù di acquedotti coattivi che scorrevano sul territorio comunale. La "bialera di Rivoli", larga un tra­bucco e alta 3 piedi, fu aperta nel 1310 ai confini tra Chiusa e Sant’Ambrogio, scorrendo sul comune di Chiusa per soli 40 trabucchi. Il mulino di Chiusa era mosso invece dalla bialera detta di Cantarana, an­ch'essa medievale, che si originava nel comune di Villarfocchiardo. Con privilegio del 18 maggio 1453 il comune di Piossasco ottenne di poter derivare una bialera dalla Dora Riparia da aprirsi nel territorio del co­mune di Chiusa, ma, date le difficoltà realizzative di tale opera, la stes­sa non venne mai posta in essere, pur risultando il titolo ancora riven­dicato nel 1839 presso la Regia Commissione del compartimento delle acque della Dora (R. P., 6 agosto 1839).
Una La lite che oppose a lungo Sant'Ambrogio e Chiusa per il controllo ter­ritoriale del monastero sull'alto del monte Pirchiriano non ha minori rilievi documentari. Naturalmente, finché l'abbazia ebbe una sua di­mensione di floridezza economica e di autorità, erano gli stessi monaci che concedevano la facoltà di usare a pascolo e boscheggio i siti mon­tani che circondano il maestoso edificio. Peraltro, dopo lo spostamento della comunità dei canonici lateranensi clusini in Giaveno (1622) e il degrado dell'antico monastero, ridotto ad abitazione di pochi ecclesias­tici e dei massari, la ruderizzazione del monumento si accompagnava a rivendicazioni dei due comuni contermini per il controllo degli edifici rustici e dei beni abbaziali suscettibili di sfruttamento economico e fi­scale.
Una lite nel 1741 toccò toni accesi e si manifestò nella difficolta da parte delle due comunità di riconoscere i segni confinari tra le parti: la interpretazione dei vecchi confini sulla base delle carte medievali si prestava a facili manipolazioni delle dichiarazioni di scienza man mano che dal fondo valle si saliva sull'alto del monte micaelico. A ogni pro­posta di individuazione di un termine confinario la parte avversa "non si admettevano per buoni". Un interminabile contraddittorio doveva riguardare un immaginifico "Rocho in aria", che, per quelli della Chiusa, "si dice e l'evidenza lo dimostra esser una pietra che si vede e verrà in­dicata sostenuta in ponta da due roche quasi come in aria, grossa che può dirsi Rocho in aria", mentre per gli uomini di Sant'Ambrogio "si vuole che il Rocho in aria sii una pietra pur alquanto grossa che si vede posata sovra la rocha del Pian Castelletto dalla parte verso la Chiusa".
La definizione dei confini non fu possibile e, nel corso del contradditto­rio, i Clusini dovettero pure rigettare l'argomento proposto dagli uomi­ni di Sant'Ambrogio circa l'origine del comune avversario:

Si sono essi agenti studiato di dar un'origine al nome di Chiusa per escluder che il monastero sudetto possa appartenere ed esser compreso nel finaggio spettante al luogo e Comunità di tal nome e si formano un controvato dicendo che il luogo di Chiusa non fosse altre volte abitato, né for­masse comunità territoriale e che abbi tuolto tal nome da un non si sa che muro stato fatto attraverso la comba di Susa che formasse come una Chiusa, dal che ne sii venuto la denominazione al monastero di San Michele detto della Chiusa e che per tal motivo ne desumono che non possa dirsi detto monastero appartener al luogo e finaggio di Chiusa.
Al che gli uomini di Chiusa chiesero che si dimostrasse "chi vi fosse in vece del luogo di Chiusa, di qual Comunità e finaggio" e, quanto al famoso muro, che nell'Ottocento sarebbe divenuto un luogo comune della tradizione erudita, i Chiusini chiesero che la parte avversa fosse in grado di "riconoscer il muro da sue fondamenta, se potesse esser della qualità e capacità vociferata. Una chimera tale si rimette al giudizio di ogn'uno".